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21/04/2014

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S. ANSELMO

 

Monaco benedettino e abate di Le Bac, in Normandia, per circa trent'anni, divenne arcivescovo di Canterbury e primate d'Inghilterra (1093). In difesa della Chiesa sopportò molte contrarietà e un duplice esilio. La sua operosità dottrinale resta una delle più notevoli testimonianze della teologia e della mistica medievale. (Mess. Rom.)

Nato ai piedi delle Alpi, ad Aosta, nel 1033, da nobile famiglia, ed educato dai benedettini, S. Anselmo manifestò fin dalla giovane età un forte desiderio di dedicarsi alla vita contemplativa. Suo padre Gandulfo fu irremovibile: il figlio primogenito non doveva farsi monaco ma seguire le sue orme. Anselmo ne soffrì fino ad ammalarsi gravemente, ma il padre non si piegò. Ristabilitosi, il giovane parve esaudire il desiderio paterno, perché si adattò alla vita mondana, anzi parve ben disposto alle facili occasioni di piaceri che il suo rango gli permetteva; ma in cuor suo serbava intatta l'antica fiamma. Infatti abbandonò presto il tetto paterno, valicò il Moncenisio e dopo aver vagato per la Francia riparò al Bec, in Normandia, nella cui famosa abbazia teneva cattedra un rinomato maestro di teologia, il monaco Lanfranco.
Anselmo si immerse nello studio calcando fedelmente le orme del maestro, al quale successe come abate, ancor giovanissimo, nella guida del monastero e come insegnante. Fu predicatore e riformatore della vita monastica e soprattutto teologo: egli rappresenta gli inizi della teologia scolastica. Il suo rigore ascetico gli creò attorno forti opposizioni, ma la sua amabilità finiva per accattivargli l'amore e la stima anche dei meno entusiasti. Era un genio metafisica dal cuore pio: con cuore e intelligenza egli si accostò ai misteri cristiani: "Fa', te ne prego, Signore - egli scriveva - che io senta col cuore ciò che tocco con l'intelligenza".
Le sue due opere più note sono il Monologio, o modo di meditare sulle ragioni della fede, e il Proslogio, o la fede che cerca l'intelligenza. Occorre, egli diceva, impregnare sempre più la nostra fede di intelligenza, in attesa della visione beatifica. Le sue opere filosofiche, come le sue meditazioni sulla Redenzione, provenivano dal vivo slancio del cuore e dell'intelligenza. In questo il padre della Scolastica era molto vicino a S. Agostino. Elevato alla dignità di arcivescovo primate d'Inghilterra, con sede a Canterbury, il mite monaco del Bec ebbe a lottare contro l'ostilità di Guglielmo il Rosso ed Enrico I. I contrasti, dapprima velati, esplosero in aperta lotta e per ben due volte l'arcivescovo Anselmo dovette riattraversare la Manica e attendere in esilio che le acque si calmassero.
A Roma si recò non solo per chiedere il riconoscimento dei propri diritti, ma anche perché venissero mitigate le sanzioni decretate contro i suoi avversari, allontanando così il pericolo di uno scisma. E questa sua moderazione finì per spuntare le armi a tutti i suoi oppositori. Morì a Canterbury, il 21 aprile 1109. Nel 1720 papa Clemente XI lo dichiarò dottore della Chiesa.

 

 

 

 

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