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Il Santo di oggi
30/03/2015

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S. AMEDEO

 

Nato a Thonon il 1° febbraio 1435 da Anna di Lusignano e da Ludovico, duca di Savoia, figlio dell'antipapa Felice V (Amedeo VIII di Savoia), nel 1452 Amedeo sposò Iolanda di Valois, figlia di Carlo VII di Francia, come era stato deciso sin dalla sua nascita, per cementare l'amicizia tra i due paesi. Questo matrimonio combinato si rivelò dei più felici, poiché Iolanda si interessava nello stesso tempo delle pratiche religiose e del governo dello Stato, alleviando la fatica di Amedeo, che cominciava a soffrire di epilessia. La malattia e la vita inclinata al trascendente, procurarono ad Amedeo numerose difficoltà, poiché più volte i fratelli gli si ribellarono contro e più volte i nobili sabaudi pensarono di sostituirlo con qualcuno più energico. Tuttavia l'infinita bontà di Amedeo, alla fine, ebbe ragione dei suoi nemici pacificamente. Questo però non significa che A. non fosse pronto a combattere per una giusta causa: nel 1459, infatti, al concilio di Mantova, indetto da Pio II, A. fu solerte e fiero fautore di una crociata che liberasse Costantinopoli, da poco conquistata dai Turchi. Nel 1464, morto Ludovico, Amedeo assunse il governo del ducato di Savoia. Immediatamente radunò i tre Stati per decidere sul contegno da tenere nel]a guerra tra Luigi XI e Carlo il Temerario; l'assemblea, conforme ai desideri di Amedeo e di Iolanda, si pronunziò per un contegno favorevole al re di Francia, ma che, peraltro, non obbligasse a combattere in campo aperto il duca di Borgogna. In cambio di questo atteggiamento, Luigi XI sostenne il cognato contro Guglielmo VIII di Monferrato e Giangaleazzo Visconti, cui A. diede poi in moglie la sorella Bona, in segno di pace e di amicizia. Pacifista in politica estera, Amedeo fu un saggio amministratore del suo Stato, benvoluto dai sudditi per la sua liberalità. A proposito di questa, si racconta che, avendogli domandato un ambasciatore se aveva mute di cani venatici, Amedeo mostrò al legato una mensa imbandita, alla quale sedevano i poveri e i mendicanti, e disse che quelli erano i suoi cani venatici, poiché egli andava «cacciando» il paradiso. Amedeo edificò numerose chiese e monasteri, elargì molte elemosine e donativi, tra i quali i preziosi paramenti della chiesa di S. Eusebio a Vercelli.
Aggravandosi il male, nel 1469 Amedeo cedette il governo del ducato a Iolanda, poiché Carlo, il maggiore dei suoi figli (quattro maschi e due femmine) e l'unico in età di regnare, era morto poco prima. Ma alla sua abdicazione, i nobili si ribellarono e, alleatisi con i fratelli di Amedeo, lo assediarono, finché non intervenne Luigi XI a liberarlo e a sconfiggere definitivamente la fronda dei signori. Gli ultimi anni della vita di A. furono molto penosi per il frequente ripetersi delle crisi della malattia, che egli, tuttavia, sopportò «come una grazia del Signore».
Morì il 30 marzo 1472 a Vercelli; le sue ultime parole furono: «Siate giusti, amate i poveri e il Signore darà pace ai vostri paesi», nobilissimo testamento spirituale di un ottimo principe. Fu inumato nella chiesa di S. Eusebio a Vercelli, sotto i gradini dell'altare maggiore. Ben presto la pietà popolare lo proclamò santo, e di fronte all'estendersi del suo culto, l'11 luglio il vescovo di Torino Claude de Seyssel, curò l'esumazione del suo corpo e iniziò ?l processo di canonizzazione, che siprotrasse molto a lungo, fino al 3 marzo 1677, quando Innocenzo XI confermò il culto di Amedeo, fissando la festa al 30 marzo. S. Francesco di Sales con grande zelo raccolse le prove della santità di Amedeo e s. Roberto Bellarmino lo additò come esempio ai sovrani.

 

 

 

 

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