Giacinto nacque a Kamien nel 1183 dalla famiglia degli Odrowaz, che già allora vantavano un antica tradizione di servizio alla Chiesa, venendo battezzato col nome di Jacko. Il filo d’oro della Provvidenza condusse ai piedi di San Domenico questo nobile figlio del settentrione, mentre egli si trovava a Roma nel 1220. Adorno di scienza e di virtù non comune, dal cuore generoso, e di una resistenza fisica capace d’incredibili fatiche e delle più incredibili austerità, il novello discepolo, sotto il Santo Patriarca, in brevissimo tempo fu in grado di ripartire per la sua terra, per fondarvi alcuni Conventi e propagare la buona novella. Nel 1223 assieme a Padre Enrico di Moravia, fondò a Cracovia il Convento della Trinità, donato loro dal Vescovo, mentre l’anno prima avevano dato consistenza ad una precedente fondazione. Nel 1225 è a Danzica e successivamente a Kiev, dove vi resta per quattro anni. Ritornato a Danzica, nel 1238, si stabilisce nuovamente a Cracovia. In tutti questi spostamenti, confortato dalla taumaturga benedizione del Padre Domenico, forte della tutela di Maria, Giacinto si mise sempre in cammino in assoluta povertà, per dare principio a quella grandiosa opera di evangelizzazione che forse rimarrà più unica che rara nella storia della sacra predicazione. Sempre, sul suo cammino, si risveglia la fede nei cristiani. Converte gli idolatri e fonda chiese e Conventi fra un susseguirsi di miracoli strepitosi.
Giacinto, in polacco moderno Jacek, si chiamava in realtà Jacio, diminutivo di Giacomo (Jacopus). Nel secondo capitolo del suo De vita et miraculis S. Jacchonis, fra Stanislao di Cracovia cambiò questo nome in Jacinthus, paragonando poi il suo eroe all'omonima pietra preziosa (hyacinthus). I biografi posteriori non si accorsero di questo gioco di parole, e cosí egli passò alla storia col nome di Giacinto (Hyacinthus).
Il paese dov'egli vide la luce sulla fine del XII sec. fu quasi certamente Kamien, nelle vicinanze di Opole in Slesia. La sua famiglia apparteneva probabilmente alla piccola nobiltà, ma non è sicuro fosse quella degli Odrowaz. E' inoltre, priva di fondamento l'affermazione dei biografi barocchi, secondo cui il santo sarebbe stato fratello dei bb. Ceslao e Bronislava. Di lui conosciamo solo un fratello uterino, che si chiamava pure Giacomo. Se vogliamo credere al ricordato Stanislao, Giacinto era, prima del suo ingresso nell'Ordine Domenicano, canonico di Cracovia. E' certo comunque che fu in Italia, dove entrò nel nuovo Ordine dei Predicatori. Dopo un breve noviziato, compiuto probabilmente a Bologna, e dopo il secondo capitolo generale ivi celebrato nel maggio 1221, fu da s. Domenico inviato in patria, col compagno fra Enrico di Moravia. Il lavoro che egli avrebbe dovuto svolgere in Polonia gli era stato certamente fissato con chiarezza dallo stesso fondatore: prima propagare e irrobustire l'Ordine con l'ammissione di nuovi elementi, e poi dedicarsi all'evangelizzazione dei pagani di Prussia, cosa che stava molto a cuore a s. Domenico. I due predicatori dovettero, durante il loro viaggio, sistemare e rafforzare la fondazione domenicana di Friesach in Carinzia, in difficoltà per l'inettitudine del priore locale. Essendo occorso un tempo abbastanza lungo per quest'opera, poterono arrivare a Cracovia solo poco prima della festa del 1° novembre 1222, accolti con grande gioia e con onori dal vescovo Ivo. Questi assegnò loro una chiesetta di legno, dedicata alla S.ma Trinità. Durante i restauri della chiesa e la costruzione del convento il vescovo li ospitò nel suo palazzo. La chiesa fu poi consacrata il 12 marzo 1223 dal legato apostolico, card. Gregorio Crescenzio. L'afflusso di nuovi religiosi permise al capitolo provinciale del 1225 di decidere la fondazione di cinque nuovi conventi in Polonia ed in Boemia. A Giacinto toccò in sorte il compito di dar vita ad una comunità a Gdansk (Danzica), ai confini della Prussia, col compito preciso di lavorare alla conversione di quelle popolazioni, come è detto nell'atto di fondazione del duca Svjatopolk di Pomerania. Nel 1227 tutti i conventi della provincia manifestarono la loro fiducia in Giacinto eleggendolo a loro rappresentante per il capitulum generalissimum, che doveva aver luogo a Parigi nel 1228. Tornato da Parigi a Cracovia, egli compare il 29 settembre 1228 come teste in un documento emesso dal suo amico, il vescovo Ivo. In seguito continuò il suo viaggio verso Gdansk, dove però non si trattenne certamente a Iungo. Non è escluso che a Parigi gli fosse stato affidato un nuovo e difficile incarico, cioè la fondazione di un caposaldo cattolico avanzato a Kiev.
Nella Russia di allora si trovavano molti cattolici di rito latino, piú che altro per ragioni di lavoro; ma l'assistenza spirituale che essi ricevevano lasciava molto a desiderare, e ciò era certo noto a Roma. In quello stesso periodo, poi, Gregorio IX sperava nell'unione di qualche principe ortodosso con la Chiesa romana. I Domenicani avrebbero dovuto contribuire alla soluzione di questi due problemi. Giacinto prese con sé tre suoi compagni e si stabilì a Kiev, presso la chiesa di Maria S.ma officiata, già dall'XI sec., dai monaci benedettini irlandesi della "Abbazia degli Scozzesi" di Vienna, ma che in questo periodo era rimasta praticamente senza sacerdoti. In breve tempo i Predicatori ottennero a Kiev risultati cosí notevoli, che la curia romana s'interessò vivamente alla Russia, al punto da nominare un vescovo per quella nazione. Ma questa intensa attività sembrò al principe di Kiev, Vladimir Rurikovic, nociva agli interessi della Chiesa ortodossa. Perciò la troncò bruscamente nel 1233 con l'allontanamento dei religiosi.
Ma quando ciò avvenne, Giacinto non si trovava piú a Kiev. Da parecchio tempo ormai egli era il centro propulsore di tutto il ministero missionario in Polonia, e in quel momento (intorno al 1232 erano necessarie la sua energia e la sua molteplice esperienza per un'azione di vasta portata nei cor, fronti della Prussia pagana. Dal 1230 era infatti in corso contro di essa una guerra religiosa e i Domenicani furono incaricati da Gregorio IX di assistere spiritualmente i cavalieri crociati, di completare e rafforzare le loro file mediante la predicazione della crociata e di curare infine il pacifico lavoro missionario presso i vinti. Ormai anziano e fisicamente stremato, egli ritornò al suo primitivo convento di Cracovia, dove operò ancora per qual che tempo nella città e nei dintorni. Morí nella festa dell'Assunzione di Maria, il 15 agosto 1257.
Giacinto è il classico tipo del domenicano della prima generazione. Portò costantemente nel cuore il desiderio ardente della salvezza delle anime, scegliendosi sempre il compito piú difficile: evangelizzare i Prussiani pagani, particolarmente bellicosi e selvaggi. In questo campo egli lavorò indefessamente in prima linea, sempre pronto al sacrificio e animato da spirito soprannaturale. Già durante la sua vita fu riconosciuto e onorato come taumaturgo. Tra i miracoli fece la piú grande impressione sui suoi compagni di viaggio un caso di levitazione, consistito nel traversare la Vistola in piena, sulla sua cappa distesa; portando con sé tre compagni.
Il culto di Giacinto cominciò già dal giorno della sua sepoltura. La sua tomba nella chiesa dei Domenicani di Cracovia divenne meta di pellegrinaggi da parte di malati e bisognosi di aiuto, che vi accorrevano per invocarlo. Questo spinse i Domenicani a costituire, undici anni dopo la sua morte, una commissione per interrogare miracolati e testimoni, e riportare per iscritto con rigorosa esattezza gli avvenimenti piú straordinari. Questa commissione lavorò con particolare impegno dal 1268 al 1290, il che lascia supporre che ci si adoperasse per la canonizzazione. Apparve cosí un catalogo ufficiale di quarantotto miracoli che, dopo il 1352, il lettore Stanislao registrò nella sua opera. Gli sforzi ripresero solo alla fine del XV sec. e il processo ebbe inizio nel 1521. La commissione nominata dal papa lavorò a Cracovia nel periodo 1523-24, e nel 1527 Clemente VII permise ai Domenicani polacchi di commemorare nel Breviario e nella Messa il giorno della morte di Giacinto, nel 1530 tale concessione fu estesa a tutte le chiese di Polonia. Poiché gli Atti erano andati smarriti durante il sacco di Roma (1527), si poté riprendere il processo solo dopo il ritrovamento nel 1580. Dopo che il re di Polonia Sigismondo III si fu energicamente impegnato a Roma per la canonizzazione, Clemente VIII la proclamò in forma solenne il 17 aprile 1594.>BR>Già l'inizio del processo diede un primo avvio alla redazione di inni e Uffici in onore di Giacinto, intesi a raccontare e illustrare la sua vita. Essi diventarono ancor piú numerosi col ritrovamento delle sue reliquie (1543) e la costruzione di una cappella. Il culto però si sviluppò solo dopo la canonizzazione, favorito dalle monarchie cattoliche, che desideravano mantenere buoni rapporti con il re di Polonia, e da molti conventi che pretendevano di avere Giacinto come loro fondatore. Dal 1612 anche una provincia dell'Ordine, formata dai conventi della parte orientale della Polonia, portò il nome di Provincia S. Hvacintti in Russia.
La festa era celebrata il 16 agosto, ma Pio X la spostò al 17.